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di MoVimento 5 Stelle Europa

Il PD approfitta del caos politico da lui stesso generato per fare l’ennesimo sgambetto ai cittadini. In Puglia sta infatti per arrivare un maxi gasdotto che ne rovinerà le coste per sempre. A maggio 2016, con una cerimonia a Salonicco, sono stati avviati i cantieri del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP), che attraversa Grecia ed Albania e arriva nel nostro Paese in Salento. Sarà lungo 870 chilometri, il Trans Adriatic Pipeline da Baku porterà in Europa centrale 10 miliardi di metri cubi di gas per 50 anni. Il terminale in Italia sorgerà su una delle più belle spiagge del sud pugliese: San Basilio, a due passi da San Foca.

Una follia a cielo aperto (appoggiata dal Governo Renzi e Gentiloni) a cui il Movimento 5 Stelle intende opporsi, unendosi alla battaglia di Counter Balance. Tutta la delegazione in Europa dice , per tutelare la nostra salute e il nostro territorio.

Scarica il materiale illustrativo. Stampa i cartelli, scattati una fotografia e pubblicala sui social usando #NoMoreGAS. UNISCITI ANCHE TU ALLA BATTAGLIA il 22, 23 e 24 febbraio!

L’occasione sarà il “Southern Gas Corridor Advisory Council” di Baku del 23 febbraio, dove si riuniranno i rappresentanti dei Governi nazionali (per l’Italia Carlo Calenda – @CarloCalenda su twitter), le istituzioni europee e il settore bancario.
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CARTELLO 1: +++SCARICA QUI IL FORMATO ORIGINALE +++

CARTELLO 2: +++SCARICA QUI IL FORMATO ORIGINALE +++
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Il procedimento istituzionale per l’avvio dei lavori è iniziato nel silenzio generale del Governo italiano. Lo scorso 29 febbraio 2016, infatti, c’è stato il primo di questi incontri suggellato da dodici firme in calce. Tra queste c’era anche quella di Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e oggi Ministro della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno. Di questo incontro non c’è traccia e nota sul sito del Governo italiano.

Intanto, come scrive Erica Garabizza di Re:Common, per il tratto dell’opera che coinvolge anche l’Italia, la società con sede a Baar in Svizzera deve risolvere diversi contenziosi relativi all’acquisizione delle terre e alle stesse autorizzazioni a procedere con i lavori. Il consorzio Trans Adriatic Pipeline AG, infatti, è una società elvetica a responsabilità limitata che avrebbe chiesto un prestito di 2 miliardi di euro alla Banca europea per gli investimenti.

In Grecia le ruspe del TAP sono entrate senza permessi nelle terre di diversi contadini e addirittura di un comune vicino a Kavala. Non è quindi un caso che l’associazione dei contadini abbia denunciato una delle subappaltate greche, JP Avax, e sia in attesa di capire come la Banca europea degli investimenti (BEI) pensi di districarsi da questa situazione spinosa.

Val la pena rammentare che la BEI dovrebbe infatti finanziare la costruzione del TAP, ma ancora non ha preso una decisione in merito. Oltre alle denunce, i contadini chiedono di essere ascoltati anche in merito al tracciato del gasdotto, che loro ritengono debba essere come minimo rivisto, mentre in molti mettono in discussione la stessa strategicità del progetto. In questo contesto la BEI tentenna nel decidere in merito al prestito richiesto, di ben 2 miliardi di euro. Un prestito che, se approvato, sarebbe il più grande nella storia dell’istituzione e un potenziale boomerang per la sua immagine pubblica e per la credibilità della stessa Commissione europea che di fatto potrebbe essere chiamata a coprirne il rischio.

In Italia il conflitto tra amministrazioni locali e governo è lontano dall’essere risolto. Oltre ai ricorsi amministrativi è la stessa autorizzazione unica ad essere messa in discussione dalla regione Puglia e dall’amministrazione di Melendugno, secondo cui i lavori non sono iniziati entro la scadenza di maggio 2016 nonostante le dichiarazioni contrarie della società, e l’autorizzazione sarebbe quindi scaduta. Il “cantiere” ad oggi non è niente più di un recinto, e le 58 prescrizioni ambientali, molte delle quali riguardanti il tanto contestato micro tunnel che dovrebbe passare sotto il lido di San Basilio, come anche l’espianto dei 1900 ulivi, rimangono inattese.

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