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di Barbara Lezzi

Il tempo della retorica è finito. Oggi neppure un venditore di bufale come Renzi potrebbe fingere di lottare contro l’austerità di fronte all’ultima nota ufficiale della Commissione Europea. Il Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha fatto la parte del poliziotto buono, lodando le riforme strutturali degli ultimi governi, ma il vicepresidente Vladis Dombrovskis ha messo in chiaro le cose: o l’Italia rientrerà entro aprile di 3,4 miliardi dal rapporto deficit/Pil del 2017 (ora al 2,3%), oppure a maggio scatterà una procedura di infrazione. Si passa dunque alle vie di fatto togliendo ogni margine di manovra a Piercarlo Padoan, che d’altra parte ha fatto intendere fin dall’inizio di voler fare i compiti a casa.

Questo significa che una ripresa già fragilissima (siamo ultimi in Europa anche nel 2016) verrà ulteriormente frenata da nuovi tagli di spesa (per ¼, stando alle parole di Padoan) e da nuove entrate (per ¾). Se è vero, come sembra trapelare, che Renzi ha posto il veto su un aumento delle accise e dell’Iva, bisognerà capire che intenzioni ha il Governo Gentiloni, e se a pagare le follie liberiste di Bruxelles saranno ancora una volta i servizi pubblici e gli enti locali. Difficilissimo che si trovino 3,4 miliardi con semplici tagli ai ministeri, che poi sarebbero solo un altro modo di colpire i cittadini, trattandosi come al solito di sforbiciate lineari.

In ogni caso, nuovi sacrifici. Ormai è chiaro che si tratta di un progetto politico ben preciso. Ci hanno detto che l’austerità è stata un errore ma, dopo due anni di tagli mascherati da flessibilità, torna il Fiscal Compact in tutta la sua brutalità.

Dalla Commissione ci prendono anche in giro, sostenendo che i soldi per il terremoto e l’immigrazione non sarebbero considerati nella eventuale bocciatura del bilancio pubblico italiano, ma tutti sanno che la flessibilità che Bruxelles ci ha concesso per queste emergenze è largamente insufficiente e grida vendetta. Nel caso del terremoto per il semplice motivo che tra danni effettivi e prevenzione servirebbero decine di miliardi, nel caso dell’immigrazione perché proprio l’Unione Europea ha di fatto lasciato sola l’Italia insieme alla Grecia, e le risorse stanziate sono quindi puramente emergenziali, non certo risolutive.

Siamo alle porte delle elezioni in Germania, e Angela Merkel non ha nessuna intenzione di concedere altri spazi fiscali ai Paesi sud europei, accusati per anni di essere spreconi e corrotti. Quindi, o si rifiuta questo impianto economico autoritario, o si accetta di stritolare ancora per anni la nostra decadente economia.

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