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di Luigi Di Maio

Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una delibera per eliminare il trattamento pensionistico privilegiato dei parlamentari e renderlo uguale a quello dei comuni cittadini. Una pensione come tutti anche per gli onorevoli. C’è poco tempo. A partire da settembre, se la nostra delibera non viene approvata, i parlamentari dopo 4 anni e sei mesi di contributi versati avranno diritto a una pensione di 900 euro al mese (aggiuntiva a quella che prenderebbero) al compimento di 65 anni di età. Alla fine del secondo mandato questa aumenterà a oltre 1.200 euro e la percepiranno al compimento dei 60 anni. Un cittadino normale invece deve maturare decenni di contributi per andare in pensione a quasi 70 anni.

Per i paladini del privilegio, come Richetti, la nostra proposta non va bene perché non tocca i vitalizi maturati nelle legislature precedenti. Quindi secondo la loro logica non possono togliersi il loro privilegio perché quello degli altri (per ora) rimane. E’ una logica da piddino, la logica 5 Stelle è esattamente contraria: per coerenza il portavoce del MoVimento 5 Stelle applica prima a sé ciò che vorrebbe applicato a tutti, come abbiamo dimostrato tagliandoci lo stipendio senza che ci fosse alcuna legge che ci obbligava a farlo.

Non facciamoci fregare: chi non vota la nostra delibera lo fa per tenersi il privilegio.

I vitalizi già in essere fosse per noi non sarebbero mai esistiti e li elimineremo quando saremo al governo: è una promessa. Sapete perché Richetti e il Pd vogliono discutere i loro privilegi assieme a quelli degli altri? Perché sanno che, come accaduto in passato alle nostre proposte, bloccherebbero quella legge con la storiella dei diritti (privilegi) acquisiti e quindi salverebbero la loro pensione privilegiata dando la colpa agli altri. Furbi e ipocriti! Noi invece abbiamo trovato il modo per eliminare il loro privilegio prima ancora che lo percepiscano di modo che non sia mai acquisito: per questo sono così preoccupati.
Io #NonMiFaccioFregare. Abbiamo lanciato il countdown fino al 15 settembre, se per allora le pensioni dei parlamentari non saranno come quelle di tutti ci vedremo davanti al Parlamento con chiunque vorrà manifestare il suo desiderio di uguaglianza e giustizia sociale. Tic tac, tic tac, tic tac.

Ps: è stato convocato martedì l’ufficio di presidenza della camera, ci auguriamo che la nostra delibera sia all’ordine del giorno

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