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di MoVimento 5 Stelle Europa

In Francia si fa sul serio. Ben 106 deputati francesi si sono ribellati a François Hollande e hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per bloccare il Ceta: se i giudici francesi dovessero ritenere incostituzionale il trattato di libero scambio siglato con il Canada, il banco europeo potrebbe saltare. Abbiamo intervistato Paola Zanetti, la deputata all’Assemblée Nationale che ha sfidato le oligarchie finanziarie e politiche che hanno imposto questo Trattato raccogliendo le firme di altri 105 deputati francesi. Il coraggio di questi deputati francesi è da ammirare. Sono un esempio per tutti!

“Buongiorno, mi chiamo Paola Zanetti. Sono una deputata francese e mi batto con alcuni miei colleghi per provare a impedire la ratifica del Ceta, perché noi lo troviamo pericoloso per gli europei e per il popolo. Abbiamo oggi la responsabilità di prendere in considerazione ciò che ci dicono i cittadini europei che si trovano in Francia, Belgio, Italia o negli altri Paesi, per potere rappresentare al meglio i loro interessi. Facciamo questo perché io penso che l’Europa debba proteggerci e renderci tutti più forti di fronte alla globalizzazione. La nostra responsabilità collettiva – che comincia individualmente nei Paesi membri – deve metterci insieme per combattere ciò che è molto pericoloso.

In Francia, all’indomani del voto del Parlamento europeo, 106 deputati socialisti, comunisti ed ecologisti hanno presentato un ricorso alla Corte Costituzionale, che è garante della Costituzionale francese, per chiedergli di stabilire se il Ceta è conforme alla Costituzione francese. Questa iniziativa ci permette, un mese dopo, che la Corte si pronunci e ci dica: “sì, è conforme” e in questo caso il Parlamento dovrà ratificare il Ceta. Oppure: “no, non è conforme”. E se non è conforme, in Francia servirà cambiare la Costituzione francese prima di adottare il Ceta. Per cambiare la Costituzione francese ci sono delle regole precise che sono molto difficile da mettere in pratica. Bisogna riunire i senatori e i deputati, che sono circa 925 parlamentari. Si riuniscono in un Congresso e si devono esprimere sulla modifica della Costituzione e bisogna che i 3/5 di questi 925 parlamentari dicano sì alla modifica della Costituzione perché in seguito noi possiamo ratificare il Ceta. Dunque questo prenderà tantissimo tempo, tempo che serve a noi per evitare che questo accordo di libero scambio – che noi consideriamo pericoloso – possa essere applicato.

IL CETA È INCOSTITUZIONALE PER TRE RAGIONI
Per me, e per i miei colleghi, il Ceta è incostituzionale per tre ragioni: La prima è che trasferisce la sovranità dei Paesi membri dell’Unione europea. Mi spiego meglio. È previsto, nell’ambito del Ceta, che i grandi gruppi industriali e finanziari potranno domani citare in giudizio uno Stato sulle proprie politiche pubbliche che ha deciso di fare, sulla regolamentazione nazionale, dal momento in cui considerano, questi gruppi finanziari e industriali, mettere in pericolo il loro commercio. E io credo che effettivamente questa capacità di farlo va al di là del trasferimento di sovranità che gli Stati membri hanno dato all’Unione europea, nel momento in cui hanno costruito l’Unione europea. E, dunque, questa perdita di sovranità che colpirà la Francia, ma anche l’Italia, per noi è molto pericolosa perché significa che domani gli Stati membri non avranno più la capacità di definire la propria politica nazionale. La seconda ragione perché secondo noi è incostituzionale rispetto alla Costituzione francese è che noi abbiamo un principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti la legge francese. Ora, gli investitori stranieri potranno beneficiare con il Ceta di un regime specifico di protezione che non hanno gli investitori francesi. Dunque, c’è il principio di uguaglianza che non è rispettato secondo la Costituzione francese. Il terzo elemento di incostituzionalità è che noi abbiamo scritto nella Costituzione francese il principio di precauzione ambientale, lo stesso che esiste nell’Unione europea. Ora, il Canada rifiuta questo principio di precauzione ambientale che non è presente nel Ceta. Dunque questo è il terzo punto di incostituzionalità del Ceta.

L’APPELLO AI PARLAMENTARI ITALIANI
Io spero che altri Paesi possano seguire la nostra battaglia perché, adesso che il Parlamento europeo ha votato il Ceta, sarà necessario che i Parlamenti nazionali facciano lo stesso. Noi abbiamo il dovere, essendo rappresentanti del popolo, di prendere in considerazione ciò che ci dicono. Io vedo molti cittadini mobilitati contro il Ceta. Vedo molti agricoltori che verranno messi in pericolo diretto dal Ceta perché si importeranno 120.000 tonnellate l’anno in Europa di carne bovina e suina senza alcun diritto di dogana e noi sappiamo che gli agricoltori europei sono già messi in crisi dalla globalizzazione e questa nuova concorrenza che gli viene imposta. Allora, la mia responsabilità in quanto deputata francese, come potrebbe essere quella dei colleghi italiani o belgi, è di rappresentare prima di tutto gli interessi dei loro cittadini e di rappresentare anche gli interessi dell’Europa. Io mi aspetto, dunque, che saremo tantissimi a mobilitarci per far sì che questo Trattato non venga ratificato dai parlamenti nazionali. È la sola soluzione che abbiamo oggi affinché l’Europa continui a proteggerci ed è importante che l’Europa continui a proteggerci”.

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