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di MoVimento 5 Stelle

Francesco Bonifazi, tesoriere del PD, ha risposto alle nostre domande. Solo le prime tre, però, perché sulle altre ha fatto il furbetto.

Sulla domanda che scotta (la n.7), Bonifazi guarda caso dice di non conoscere la vicenda, insomma se ne lava le mani. E così facendo lascia in piedi i nostri legittimi interrogativi, cioè: non è inopportuno che il Gruppo Pessina, socio del PD e proprietario del quotidiano L’Unità, abbia ricevuto senza alcuna gara appalti milionari per opere da realizzarsi in Kazakistan e Iran a seguito di accordi governativi presi da Matteo Renzi?

Oltretutto: se Bonifazi dice non conoscere la vicenda, non si comprende come fa ad escludere con tanta sicurezza il coinvolgimento di Matteo Renzi? Mistero!

Bonifazi, con disinvoltura, ci risponde che per lui non c’è niente di strano se Renzi si porta in viaggi istituzionali all’estero Guido Stefanelli, l’imprenditore privato che, contemporaneamente, è socio del PD e proprietario del giornale del suo partito. Per Bonifazi, dunque, è tutto sotto controllo!

Bonifazi non risponde nemmeno quando si parla dell’appalto ottenuto dal suo editore Gruppo Pessina per l’ospedale di La Spezia con un rialzo di offerta pubblica dello 0,01%, opera finanziata per ben 112 milioni proprio dal Governo Renzi. Tra l’altro la Regione Liguria, all’epoca dell’appalto, era guarda caso guidata proprio dal suo PD. Ma Bonifazi ‘non conosce la vicenda’.

Infine, Bonifazi ha le idee confuse anche sul significato del conflitto di interessi. Per un’interpretazione più ampia e per lui autentica del termine, gli suggeriamo di andarsi a leggere le proposte di legge sul tema che il suo stesso partito, il PD, ha presentato in Parlamento.

La proposta di legge n. 3426, a prima firma Simonetta Rubinato, solo per fare un esempio, recita testualmente che: “ogni persona incaricata di una funzione pubblica (per esempio Matteo Renzi, all’epoca dei fatti – 2014 – 2015 – 2016 è Segretario del PD e contemporaneamente Presidente del Consiglio) deve agire esclusivamente nel pubblico interesse e ha il dovere di evitare di porsi in una situazione di conflitto di interessi (evitando magari di portarsi dietro il socio privato del suo partito e proprietario del suo giornale, a cui poi vanno appalti e commesse) o di rimediarvi immediatamente nel caso in cui sopraggiunga”.

La proposta di legge è stata presentata, ma dalla vicenda del salvataggio de L’Unità appare chiaro che il PD non ha alcuna intenzione di farla diventare legge.

E a proposito di conflitto di interesse, serve a poco il ritornello di Bonifazi che ci invita a riportare le risposte del Gruppo Pessina: i cittadini le risposte, chiare e trasparenti, le vogliono da chi ricopre incarichi pubblici e rappresenta interessi collettivi, come il Presidente del Consiglio e il PD.


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