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Quelle 13 navi fisse nel Mediterraneo: finanziatori opachi e contatti sospetti

di Marco Ventura, per Il Messaggero

Una flotta al servizio dei migranti e, stando alle accuse della Procura di Catania e dell’Agenzia europea Frontex, in stretto contatto con gli scafisti. Sigle di organizzazioni non governative, almeno 10, soprattutto tedesche (4) ma anche francesi, spagnole, olandesi, italiane, maltesi. Una babele di natanti in soccorso dei migranti stipati dentro gommoni e imbarcazioni di fortuna.

IL MECENATE DIETRO LE QUINTE Dietro le quinte, riflettori puntati sul mecenate americano George Soros e la sua Open Society, che però smentisce di finanziare questo fitto via vai marittimo. Tredici imbarcazioni incrociano quelle acque battendo le bandiere di Gibilterra, Nuova Zelanda, Belize, Panama e Isole Marshall: spingendosi a ridosso delle acque territoriali libiche, alcune segnalerebbero la loro presenza ai boat people secondo un metodo collaudato. Il vantaggio per i trafficanti? Poter recuperare indisturbati le imbarcazioni che, invece, gli uomini della missione aeronavale EunavForMed, distruggerebbero non prima di avere anche, se possibile, arrestato i criminali.

Ci sono le Ong che da anni affrontano sul campo la crisi, come Medici senza Frontiere e Save the Children, ma anche quelle, più piccole, sulle quali punta l’interesse di militari e investigatori. Quattro tedesche: Life Boat con la nave Minden, la Sea-watch con le Sea-watch 1 e 2, la Sea-eye e l’omonima nave, la Jugend Rettet con la Juventa. Franco-italo-tedesca è la Sos M éditerrané e con la nave Aquarius che ospita anche i medici senza frontiere. Olandese invece la Boat Refuge e Foundation con la Golfo Azzurro, spagnola la Proactiva Open Arms con la Astral, maltese la controversa Moas (Migrant Offshore Aid Station) con le Phoenix e Topaz Responder. Quanto a Medici senza Frontiere e a Save the Children, navigano rispettivamente sulla Prudence e su Vos Hestia e Dignityl. Tutte prue che solcano la “Sar zone”, la zona di “search and rescue”, ricerca e soccorso. La Sea-eye, per dire, solo nel 2016 ha portato in salvo oltre 5500 migranti. Sul sito della Ong si caldeggiava una donazione di 1000 euro per finanziare una giornata di utilizzo. La Vos Hestia di Save the Children è lunga 59 metri, può accogliere fino a 300 persone per volta ed è dotata di due gommoni di salvataggio con squadre specializzate.
MONITORAGGIO I sospetti sulle organizzazioni più piccole partono da lontano, da quando il 3 marzo 2016 il generale a capo dello staff militare UE, Wolfgang Wosolsobe, in un’audizione a porte chiuse al Parlamento inglese rivelò che i migranti ricevevano «istruzioni e linee guida su come evitare di dare informazioni» alla polizia italiana «da almeno una delle Ong». Poi la fondazione Gefira, con sede in Olanda, ha monitorato le rotte e realizzato quanto fossero vicine alle coste libiche quelle delle navi delle Ong. Tre Procure si sono mosse per indagare, in particolare a Catania il Pm Carmelo Zuccaro.

Hans-Peter Buschheuer, imprenditore portavoce della Sea-eye, sostiene che la sua Ong collabora con polizia e militari, dà salvagente e acqua ai migranti, se qualcuno sta male va nell’infermeria di bordo, e mai viola le acque territoriali navigando a una distanza «tra 22 e 30 chilometri dalle coste». Insomma, nel rispetto delle leggi. Ma Zuccaro ammonisce di avere le prove di contatti diretti fra i trafficanti e certe Ong, non le più grandi. Sarebbe accertato che alcune navi staccano i trasponder in certi momenti. E sono imbarcazioni che costano: Aquarius llmila euro al giorno, Jugend 40mila al mese. Molto attiva la Moas degli imprenditori Christopher e Regina Catrambone, lui americano, lei italiana. Christopher, per dire, era tra i finanziatori di Hillary Clinton.




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