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Quello che non dovete sapere su Di Maio ad Harvard

di Luigi Di Maio

In questi giorni per colpire me, si è deciso di far apparire Harvard come una Università di studenti e docenti spocchiosi che prima invitano un rappresentante delle istituzioni per discutere con lui e poi gli organizzano un processo per ”tartassarlo”. Nulla di più falso. Questo è stato il racconto tendenzioso e con gravi omissioni di alcuni giornalisti italiani che non erano lì, che sono accecati dall’odio nei nostri confronti e che per questo hanno già preso delle cantonate che resteranno nella storia del giornalismo italiano: do you remember Beatrice Di Maio, alias la moglie di Brunetta? Ecco, c’è anche il suo di racconto distorto.
Avete ascoltato o letto da qualche parte le opinioni dei docenti di Harvard sul mio speech? Eppure ce ne sono state.
Avrò risposto a oltre 10 domande quella sera, ma i media hanno riportato l’unica che domanda non era, fatta da una persona che non era né ricercatore, né studente, né docente di Harvard. Ma che grazie alla furia cieca della disinformazione, da oggi potrà fregiarsi di questi titoli.
E’ mio dovere prima di tutto dirvi che ad Harvard sono stato accolto con il massimo degli onori e della gentilezza. Appena arrivato mi hanno invitato a firmare il Guest Book di Harvard nel Marshal’s Office – dove hanno apposto la loro firma reali e capi di stato di tutto il mondo – subito dopo mi hanno illustrato la storia del loro Ateneo in un tour guidato dagli studenti.
Nel pomeriggio ho avuto il piacere di confrontarmi con studenti e docenti di Harvard in due riunioni distinte, abbiamo parlato dei nostri sistemi di democrazia diretta, di regole interne, del nostro programma e degli argomenti di attualità. C’era tanta ma davvero tanta curiosità.
Poi alle 18:00 – ora di Boston – ho tenuto il mio speech e il successivo dibattito.
Il dibattito si è concluso con le parole di ARCHON FUNG (Professor of Democracy and Citizenship ad Harvard), colui che ha moderato la serata accanto a me dall’inizio e che in apertura credeva fossi un populista di destra: <<Ciò che avete ascoltato è uno dei più interessanti e sensati tentativi di rinnovare la politica in questa contingenza storica (…) nuovi politici e nuovi candidati capaci di inventare nuovi metodi di azione politica per cercare di riprendere contatto con la gente e darle una voce>>. Ma queste parole nessuno le riporterà mai.
Come nessuno riporterà mai le parole del Prof. TONY SAICH, direttore del the Ash Center alla Kennedy School of Government: <<Di Maio mi ha colpito quale politico tradizionale sofisticato e articolato, ha fatto quello che in tanti hanno fatto prima di lui nel suo discorso. Ha anche risposto bene alle sfide durante il dibattito, non ha perso le staffe, ha articolato le sue risposte. Ciò non vuol dire che sono d’accordo con i contenuti, ma è un buon politico>>.
E figurarsi se qualcuno riporterà mai le parole di ELENA FAGOTTO – che alla Kennedy School of Government dirige un gruppo di ricerca su temi di trasparenza nelle politiche pubbliche: <<La comunità accademica americana è molto interessata, proprio per i dettagli tecnici” del metodo di democrazia diretta proposta dal M5S, così come “nel cercare di ubicare il movimento a destra o a sinistra, ed è emerso ieri questo elemento di novità”. Con un intervento che Fagotto giudica equilibrato ma dal quale sono anche emerse alcune criticità’>>.
Non c’è neanche traccia degli interventi del Prof. Italiano ad Harvard FRANCESCO ERSPAMER: <<Molto bravo e maturo, dopo vent’anni di cazzari preoccupati solo di sembrare di successo (e, peggio, convinti che il successo sia l’unico valore), finalmente un discorso politico, in cui si fanno proposte e si ammettono le difficoltà che si incontreranno, il tutto esposto con competenza e una pacatezza ormai inconsueta in Italia>>.
Nessuno deve sapere che una delle Università più prestigiose al mondo, è interessata al Movimento 5 Stelle.
E siccome in queste ore qualcuno sta addirittura insinuando che non sia stata Harvard ad invitarmi, faccio presente che è stato Tony Saich in persona – direttore del the Ash Center alla Kennedy School of Government – a rivolgermi l’invito ufficiale.




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