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Il Pd contro la scienza: scomparsi i soldi per la ricerca

di MoVimento 5 Stelle

Con la ricerca non si scherza. Dove sono finiti i soldi dell’Istituto italiano di tecnologia? L’Iit è un centro pubblico di ricerca creato nel 2003 e controllato dal Ministero dell’Economia. È una realtà in crescita finanziata per quasi 100 milioni di euro all’anno e spazia dalla robotica alle nanotecnologie, passando per la salute e la farmacologia. Visti i costi ridotti dei primi anni di attività ha accumulato ad oggi un tesoretto di 415 milioni di euro, depositati in Banca d’Italia.

O meglio, questi soldi dovrebbero essere depositati ma non lo sono più. Un emendamento del deputato Svp Daniel Alfreider al decreto manovrina ha smascherato la sua stessa maggioranza, che ha prima accantonato l’emendamento e poi attraverso l’intervento diretto del Governo ha spinto il deputato a ritirarlo. La senatrice e biologa Elena Cattaneo, del Pd, ha dichiarato di aver appreso in via informale da fonti della maggioranza che i 415 milioni di euro sono già stati utilizzati, probabilmente per coprire qualche buco di bilancio creato dall’incapacità dell’esecutivo.

Sarebbe gravissimo privare l’intero mondo della ricerca dei già magri finanziamenti pubblici erogati. Già, perché non si tratta solo dell’Istituto italiano di tecnologia ma di tutti i poli di ricerca, università in testa, dato che l’emendamento prevedeva proprio di redistribuire i 415 milioni di tesoretto agli atenei oggi in stato di abbandono.

Gli ultimi Governi, e soprattutto il Governo Renzi, ci hanno abituato a giocare con i soldi dei contribuenti e con i conti pubblici. Pretendiamo quindi immediata chiarezza sulla vicenda, e nel caso venisse confermata l’indebita sottrazione di risorse alla ricerca italiana andrebbero individuati senza sconti i responsabili diretti e indiretti, Ministri inclusi.

Sarebbe veramente tragico scoprire che proprio la forza politica che strumentalizza la scienza per attaccare il M5S sui vaccini si mangia centinaia di milioni di euro della ricerca per coprire altre spese, magari inutili o clientelari.




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