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#ProgrammaAmbiente: dai rifiuti a nuova materia

Grazie alle raccolte differenziate domiciliari di qualità ed a nuove tecnologie di recupero materia a freddo oggi si può arrivare al recupero quasi completo di ogni tipo di “rifiuto”. Ad esempio da materie plastiche oggi considerate difficilmente riciclabili possono trasformarsi in bauletti porta casco, arredamenti da giardino, vasi, sottovasi, pannelli fonoassorbenti per autostrade, etc. Basterebbe defiscalizzare l’extracosto che oggi frena lo sviluppo di questo mercato virtuoso. Inoltre è fondamentale una vera riduzione dei rifiuti a monte. Ad oggi non è mai stata fatta perché va a toccare gli interessi sia di chi li produce che di chi li smaltisce in discariche e inceneritori. Vi sono azioni fondamentali e innovative che vanno fatte per avviarci verso una vera e propria Economia Circolare che superi la cultura dello scarto e dell’ “usa e getta” in favore di quella del riutilizzo e del riciclo. Nel quesito vi chiederemo quali azioni ritenete prioritarie per una politica di sostegno alla prevenzione dei rifiuti, al recupero di materia e al mercato dei prodotti post-consumo.

di Paolo Contò, Consorzio Contarina

Quali strumenti per una transizione verso l’economia circolare, possiamo mettere in campo nella gestione dei rifiuti, in particolare quelli di tutti i giorni che sono quelli urbani, quelli che la gente ha ogni giorno in mano.

Bisogna agire su tre assi principali. Strumenti operativi, strumenti economici ed innovazione. Tutte e tre queste cose sono caratterizzate da un principio di responsabilizzazione degli attori. Gli strumenti operativi responsabili ad esempio sono i sistemi che intercettano quantitativamente e qualitativamente bene i rifiuti.

Il sistema porta a porta è un sistema adeguato per responsabilizzare tutti gli utenti ad una buona raccolta differenziata. Non è l’unico. Ma sono alcuni e non tutti, i sistemi di raccolta che permettono di separare bene e di qualità al fine di transitare questi ex rifiuti verso altri materiali. Quindi una buona raccolta porta a porta come strumento di responsabilità, come strumento di transizione verso l’economia circolare.

La prima cosa che deve fare un sistema domiciliare, o simile, e che comunque identifica l’utente, è separare le frazioni organiche. Le frazioni organiche sono un terzo del nostro problema dei rifiuti. Una volta tolta questa frazione separandola con qualità elevata, noi possiamo trasformarla facilmente in altri prodotti, in compost o addirittura in alcuni biochemical utili ad altri processi.
Fatta questa separazione quello che rimane è molto più separabile e più facilmente avviabile ai sistemi di recupero e riciclo materia.

Il primo processo è sicuramente quello del recupero di materiali quali carta, vetro, plastica, tutti gli imballaggi, tutti materiali riciclabili. Poi vi è una parte che è anche residua. Ciò che non è stato possibile separare e riciclare adeguatamente da parte degli utenti.

Bene tutta questa massa di materiali, dalle frazioni organiche, che sono la frazione principale, le frazioni secche e quelle riciclabili, dovrebbero essere convogliate verso impianti orientati verso l’economia circolare. Non più impianti distruttivi, quindi non più discariche e non più incenerimento senza possibilità di recupero di materie di cui abbiamo molto bisogno, visto che l’Europa è priva di materie prime.
Per cui gli impianti sono: gli impianti di compostaggio per la produzione di compost e impianti per gli altri prodotti che possono essere recuperati come carta, vetro eccetera.

Che cosa ne facciamo del residuo? Bene un residuo che ha subito una buona separazione, una ottima separazione delle frazioni organiche e delle altre frazioni, è suscettibile di ulteriore valorizzazione di materia. Perché anche all’interno del “secco” continueremo a trovare delle quantità di materiali da recuperare e riciclare. E infine all’interno di quello che nel ‘secco residuo’ non è più “buono” dovremmo evitare di produrlo. Questa è una filiera operativa nella responsabilità. Ma come ottenerla? Andiamo sugli altri assi. Gli strumenti economici, gli strumenti economici a monte.

Far pagare i prodotti prima della loro immissione nel mercato. Quindi in base alla loro riciclabilità, alla loro suscettibilità ad essere riutilizzati, caricarli già a monte del suo futuro esito che dovrà essere quello del recupero. Differenziandoli in quelli che dovranno essere prodotti migliori e prodotti peggiori. Migliori rispetto al riutilizzo e il riciclo e peggiori rispetto al loro smaltimento, cioè alla loro linearizzazione e non circolarizzazione.

Gli strumenti sono vari
. Ad esempio se vogliamo favorire il riuso dobbiamo intervenire sull’Iva come sta facendo la Svezia. La riparazione va favorita dal punto di vista di un minor aggravio di Iva o addirittura non imponibilità dell’Iva. Oppure a valle altro strumento economico è la tariffa puntuale. L’utente che produce più rifiuti più paga. L’utente che produce i peggiori rifiuti più paga.
Quindi sia il produttore ma anche chi ha in mano i rifiuti deve essere incentivato dal punto di vista economico.

Un modo nuovo che si potrebbe proporre è incentivare la produzione di compost. Oggi in Italia e in Europa le frazioni organiche non sono incentivate, perché il compost è un ottimo fertilizzante sostitutivo di ammendanti di origine chimica ma non ha nessun incentivo.
Quale è il motore che può mettere in circolo questo nuovo strumento d’incentivazione? Uno strumento potrebbe essere una compensazione tra le attività di stabilizzazione e produzione di compost con un incentivo che provenga dalle fonti chimiche dei fertilizzanti. Troviamo risorse per sfavorirne alcune e favorirne altre.

Altri incentivi? Il contributo Conai potremmo graduarlo in funzione della qualità dell’imballaggio.
Più l’imballaggio è facile da riciclare e meno paga. Un rifiuto da imballaggio che è difficile da riciclare, come ad esempio molti tipi di plastiche purtroppo, deve essere penalizzato già a monte e con quei soldi favorire il riciclo.
Infine un grande tema che riguarda sia le filiere operative che economiche è l’innovazione. E’ necessario incentivare la ricerca, la crescita delle imprese per produrre tecniche e tecnologie sempre più orientate verso l’economia circolare.




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