skip to Main Content


La storia di Mara che ha perso tutti i suoi risparmi per Veneto Banca

di MoVimento 5 Stelle

Mara Fagan, 54 anni, insegnante alla scuola elementare, dopo aver perso tutti i suoi risparmi a causa del fallimento di Veneto Banca decide di entrare nella sede di Montebelluna e iniettarsi una dose di insulina nel braccio.

Intervista esclusiva a Mara Fagan e il fratello Claudio Fagan.

Mara
Sia ben chiaro che metto al primo posto la vita. Il mio è stato un gesto che può essere recuperabile, perché da un’iniezione di insulina si può essere salvati. Ma quelle persone che si sono messe una corda intorno al collo o che si sono date fuoco… quelli sanno che non c’è un punto di ritorno.

Claudio
Purtroppo devo dire che siamo clienti di Veneto Banca, una di quelle banche che in questi giorni ha dichiarato fallimento, nonostante sia stata acqisita da Banca Intesa. I nostri soldi sono stati polverizzati. Vale per noi come per altre 200 mila circa persone, tra Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che non ci sia una possibilità di ritorno dell’impegno economico.

Mara
Ho avuto una volta, una risposta da un dirigente, di Veneto Banca, dal Presidente di Veneto Banca, che quando gli ho detto potrei fare un gesto estremo mi è stato risposto lo faccia! Io mi sono sentita morire, mi ha uccisa dentro, perché per due o tre giorni, stavo in camera, non mangiavo, mi ha ucciso!

Claudio
Noi dovevamo avere un incontro coi legali di Veneto Banca, che venivano da Milano, i quali, ancora un anno e mezzo fa, ci avevano proposto una mediazioni. Dopodiché la mediazioni si è arenata, allora abbiamo richiesto una possibilità di continuità di questa mediazioni e ci hanno detto di sì. Ma a ragion veduta abbiamo visto che loro hanno temporeggiato fino alla fine di Veneto Banca.

Mara
Il mio gesto è stato dettato dalla disperazione perché quando ci siamo recati nella sede di Montebelluna di Veneto Banca e il direttore della filiale mi ha mostrato sullo schermo del computer l’intestazione di Intesa San Paolo, come a dirmi signora, qui non c’è n’è più per nessuno, i contatti che lei vuole avere con la sede di Veneto Banca sono improponibili… io mi sono vista persa. Mi sono sentita responsabile insieme a mio fratello. Perché abbiamo firmato impiegando tutto il capitale della nostra famiglia. Io mi sento responsabile, colpevole. E’ un mattone difficile da digerire, un boccone amaro. Dopo 2 anni e più, in cui una persona passa le notti pensando a questa situazione, sono arrivata là e in quel momento… per tutelare la mia famiglia, ho pensato vediamo se con questo gesto qualcosa si muove, se mi mettotono in contatto con qualcuno.
C’è sempre un filo di speranza e io speravo in un contatto per arrivare a una soluzione.

Claudio
Mia sorella ha realizzato che probabilmente, dico probabilmente ma è quasi certo, non c’era nulla da fare. Ha tirato fuori dalla borsetta una siringa, una penna piena di insulina e si è infilata l’ago (un piccolo ago di 5 mm) nell’avambraccio. Ha minacciato di iniziare l’erogazione dell’insulina se non ci fossero stati dati dei chiarimenti reali e un tentativo per poter raggiungere una conclusione della nostra situazione.

Mara
Dopo cinque, dieci minuti si sono sentite le sirene dell’ambulanza.
La banca aveva attivato le ambulanze ma senza cercare un contatto con gli avvocati di Milano.

Claudio
Sono arrivati quattro signori i quali hanno dichiarato di venire da Milano, sono entrati e ci hanno chiesto per quale motivo noi li avessimo chiamati. Mi ha sorella ha risposto ma noi non vi abbiamo chiamati, sarà stata la Direazione che non esiste oppure il nostro direttore per cercare di avere una mediazione e capire come stanno le cose.
Queste quattro persone non avevano nessun tipo di interesse nei nostri confronti. Nemmeno per la nostra situazione.

Mara
Io volevo qualcuno che risolvesse la nostra situazione, quella della nostra famiglia.

Claudio
A un certo punto mia sorella si è iniettata, si parla di 60 unità forse saranno anche meno, l’insulina. A quel punto è stata alletatta e portata in ospedale dove l’hanno presa in carico. Mia sorella non ha avuto nessun tipo di conseguenza.

Mara
Io posso dire che in questo caso non sono fallite solo le banche ma è lo Stato che ha fallito. Perché se lo Stato ci porta a dover fare questi gesti per farci ascoltare, per farci sentire, per ottenere giustizia: lo Stato ha fallito!

Claudio
Avevamo acquistato in banca dei titoli di Stato BTP, che funzionano con un sistema molto facile: ogni sei mesi ci sono delle cedole e poi c’è il rimborso del capitale impegnato dopo due, tre, quattro o cinque anni. I nostri titoli scadevano nel 2029 e il nostro consulente (anche se oggi la parola mi fa ridere) di Veneto Banca ci aveva proposto di acquistare delle sane e sanissime, tranquille obbligazioni di Veneto Banca. A nostra domanda se ci fosse pericolosità nell’impiego del capitale ci rispose di no. Potevamo stare tranquilli. Quindi tutti i nostri soldi nei BTP sono stati acquisiti e abbiamo operato queste obbligazioni.
Queste obbligazioni si sono poi rivelate convertibili anostra insaputa, anch eperché il prospetto informativo che parlava di queste obbligazioni non ci è mai stato consegnato, non l’abbiamo mai visto. Sappiamo dopo due o tre anni che era un topo di ben 300 pagine, quindi penso anche illeggibile, quando ho portato a casa la documentazione, io e i miei fratelli abbiamo controllato e ci siamo accorti che sopra le nostre firme era stata aggiunta una postilla scritta a mano, in stampatello con la penna, che loro hanno chiamato investimento, ma è un termine improprio, perché non è un investimento, è un impiego di capitale a risparmio. A quel punto ci viene comunicato la conversione in aizoni.
Siamo andati immediatamente in banca e abbiamo dato risposta negativa: noi non vogliamo le azioni. Non le vogliamo assolutamente – lo abbiamo ribadito!
Ci hanno messo in vendita prima le obbligazioni e poi dopo la conversione ci hanno fatto mettere in vendita le azioni, però nessuno dei due ordini è stato soddisfatto ed esaudito. Quindi noi ci siamo trovati con tutte le azioni e, dato che le due banche sono fallite, i nostri soldi polverizzati.

Noi chiediamo essenzialmente giustizia. E’ importante che ci sia da parte dello Stato e delle Istituzioni o di chi vorrà tentare di darci una mano di poter rientrare di questo torto. Siamo in una situazione economico-finanziaria, non solo nostra, ma anche di tutto l’indotto, che ormai è una tabula rasa.

Scarica e compila il modulo per il ricorso alla CEDU




Back To Top
Search