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Ilva e Tempa Rossa: fondi europei per riconvertire il Sud Italia

Basta inquinamento. Basta morti causate da un modello industriale legato al fossile. I cittadini chiedono di poter vivere in un ambiente sano ed esasperati dalle mancate risposte si sono rivolti al Parlamento europeo con delle Petizioni che chiedono il rispetto delle normative europee. Non esistono cittadini di serie B, non devono esserci zone franche in Europa quando si tratta di difendere la salute dei cittadini. I cittadini chiamano, il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle risponde. Abbiamo proposto e ottenuto una visita ufficiale del Parlamento europeo nel Sud Italia. Ecco il racconto di Eleonora Evi e Rosa D’Amato che hanno partecipato alla missione. Ci chiediamo dove fossero gli europarlamentari di Pd e Forza Italia. Sono già al mare?

di Eleonora Evi e Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Usiamo i fondi europei per ridare futuro e speranza al Sud Italia malato di inquinamento. Abbiamo visitato, insieme a una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, gli stabilimenti ILVA ed ENI e abbiamo partecipato a numerose audizioni che si sono svolte in prefettura. Abbiamo ascoltato i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario ISPRA, ARPA e ASL, i sindacati, Confindustria, Confagricoltura, le ONG e le associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa. Vogliamo una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.


LO STABILIMENTO ILVA

Le prescrizioni AIA, ovvero gli obblighi che l’impianto deve ottemperare per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio, in larghissima parte non sono attuate. Tra promesse, proroghe e decreti del governo, lo stabilimento continua a generare perdite e soprattutto a inquinare. Tra le prescrizioni non attuate, ad esempio, manca ancora una tra le più importanti: la copertura dei parchi minerali. Si tratta di cumuli di minerali di ferro e carboni che con il vento si alzano e si disperdono nell’ambiente, fino a ricoprire di rosso tutte le strade nei pressi dello stabilimento per poi arrivare nelle case dei tarantini e nei loro polmoni. Molti residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare di essere esposti e respirarle. Una promessa, quella della copertura dei parchi minerari, che risale a molti anni fa, e che fino ad oggi è rimasta lettera morta. Tutti i membri della delegazione sono rimasti stupefatti di fronte a una tale situazione di costante pericolo per la salute dei cittadini.

Dalle audizioni sono emersi elementi nuovi e significativi. L’ISPRA, per esempio, ha ammesso che con lo scellerato decreto cosiddetto Salva Ilva ha le mani legate. Le nuove regole prevedono che l’impianto debba ottemperare l’80% delle prescrizioni AIA. E il restante 20%? Non pervenuto. Peccato che il questo restante 20% sia relativo alle opere più importanti e che inquinano di più come la copertura dei parchi minerali. Il decreto salva Ilva non fornisce al controllore alcuno strumento per ottenere un miglioramento ambientale e sanitario. L’Arpa poi ha ammesso che la natura stessa dell’impianto non azzera il rischio e un impatto sulla salute dei cittadini. Un rischio che per i cittadini di Taranto non è più accettabile, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra il mostro inquinante e l’insorgere di patologie gravissime nella popolazione, specialmente quella più debole, i bambini e gli anziani. E’ inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall’attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l’AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subire passivamente per l’ennesima volta le decisioni sul futuro dell’area.

L’IMPIANTO TEMPA ROSSA
Come se non bastasse, di fianco al gigante decadente che sforna acciaio, sorge la raffineria di proprietà dell’ENI. Nello stabilimento viene trasformato il greggio in combustibili e carburanti commerciali che vengono poi distribuiti in una vasta area del sud Italia. Si tratta di un altro grande impianto che negli enormi serbatoi e tubature lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. Circa 250 navi operano nel pontile che si affaccia sul mare per il carico e scarico dei prodotti della raffineria. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento dell’impianto per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa.

Le petizioni invitate dai cittadini denunciano una situazione poco trasparente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto stesso: classificato come impianto a rischio di incidente rilevante, Tempa Rossa deve rispettare la normativa europea, cosiddetta direttiva Seveso, che prevede la predisposizione di piani di emergenza interni e esterni allo stabilimento a tutela e protezione non solo dei lavoratori dell’azienda ma anche della popolazione che vive nelle vicinanze. Nonostante le sollecitazioni e lo scadere dei termini per la presentazione di tali piani, che devono peraltro essere fatti coinvolgendo e informando i cittadini, ad oggi ENI ne risulta sprovvista.

LE PROPOSTE M5S
L’Europa che vogliamo dialoga, si confronta e risponde ai problemi dei cittadini. Chiediamo la riconversione industriale delle aree e tutele per la salute dei cittadini. Bisogna ricollocare i lavoratori anche nelle bonifiche e la formazione. I fondi europei ci sono e servono proprio a questo.

Chiediamo di abbandonare il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile verso una riconversione dell’area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all’agroalimentare. Vogliamo sostenere l’imprenditorialità creativa e l’economia sociale, che metta al centro le energie rinnovabili e l’economia circolare. Noi ci siamo. Abbiamo le idee chiare. E non lasceremo mai soli i cittadini!




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