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Il #ProgrammaUniversit del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Il futuro di una comunità passa prima di tutto attraverso la sua capacità di istruire le nuove generazioni, dalla qualità della formazione culturale, tecnica e sociale che gli viene fornita. L’università rappresenta l’ultimo tratto di un percorso che si realizza nel presente ma già guarda al domani: le sfide della ricerca e dell’innovazione sono fondamentali per accrescere la conoscenza, rendere l’Italia competitiva e migliorare complessivamente la nostra qualità della vita nel medio-lungo periodo.

Quella capacità di competere e di stare sul mercato che spesso al nostro Paese manca perché negli anni la politica non ha voluto puntare sulle nuove leve. Nella maggior parte dei Paesi europei colpiti da crisi strutturali è stata fatta la scelta di investire su università e ricerca, aumentando le risorse, perché è in questi comparti che hanno individuato un fondamentale strumento di rilancio. Giustamente hanno compreso che per uscire dal pantano dovevano puntare sul futuro, sull’innovazione, e su quelle nuove professionalità richieste dal mercato del lavoro.

Da noi, invece, tutto questo non è avvenuto e bastano alcuni dati a chiarirlo: la spesa pubblica per l’istruzione universitaria, in percentuale al Pil, è ferma allo 0,3%, a fronte della media Ue dello 0,8%. Dal 2011 al 2014 la quota che il nostro Paese ha investito in ricerca e sviluppo è stata l’1,27% del Pil, mentre la media dei paesi Ocse è del 2,23% è quella della Ue del 2,6%. In Italia, oltre ai mancati investimenti, da anni è in corso il blocco del turnover del pubblico impiego che, a pieno titolo, può essere inserito nella voce “tagli”: la contrazione del personale docente è stata una delle principali cause della riduzione delle cattedre (meno venti mila dal 2008)e, dunque, dell’offerta formativa.

Scarsi investimenti si traducono in bassa capacità attrattiva. Le conseguenze poi sono inevitabili ed evidenti: in Italia il tasso di ingresso all’università è pari al 41% (media Ocse: 60%) e a completare il percorso di studi accademico è il 58% (media Ocse: 70%) tra quanti erano partiti. Da noi solo il 24% delle persone di età compresa tra 25 e 34 anni è in possesso della laurea (media Ocse: 41%), una percentuale che ci relega sul fondo della classifica dell’Ue.
Il MoVimento 5 Stelle in questi anni ha avanzato proposte per invertire la tendenza e rimettere l’università e la ricerca al centro delle politiche nazionali, attraverso battaglie come quella contro il precariato all’interno degli atenei e quella per la realizzazione di procedure trasparenti (e meritocratiche) per i concorsi e il reclutamento. Soprattutto, ha condotto una lunga campagna negli atenei e nelle istituzioni per introdurre una no tax area e incentivare così l’iscrizione all’università delle fasce economicamente più deboli. Un’iniziativa sacrosanta intorno alla quale si è creato un consenso unanime che ha spinto la politica a tradurre quella proposta in legge. Adesso è venuto il momento di accelerare lungo questo percorso di cambiamento: l’università e la ricerca vanno concepiti come un grande volano di crescita e di sviluppo e, dunque, devono diventare una priorità.

Il cambiamento deve partire dalle fondamenta: la prima domanda che ci dobbiamo porre è dunque quale modello di governance vogliamo per le università statali del nostro Paese: se ciò di cui abbiamo bisogno è un modello verticistico oppure partecipato. E’ necessario decidere se il sistema di finanziamento attuale risponde alle esigenze del comparto, oppure se la quota premiale, così com’è oggi, non è in grado di garantire al nostro sistema universitario di crescere e di competere. Altra scelta da compiere è quella rispetto alla didattica on line e, in generale, all’offerta formativa degli atenei italiani, statali e privati. Infine, una riflessione si rende necessaria anche rispetto al sistema di organizzazione della ricerca scientifica italiana.

Il futuro passa attraverso le vostre scelte: seguite i video degli esperti e votate i quesiti che vi proponiamo.




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